La Legge n. 190/12, recante disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella Pubblica Amministrazione, intende contrastare un fenomeno che affonda le sue radici assai lontano: dalla civiltà mesopotamica, dove la reciprocità tra il dono interessato ed il favore richiesto era una consuetudine consolidata, all’Atene di Pericle o alla Roma di Cicerone e di Seneca (cit. “corruzione piaga di ogni tempo”), dove la tangente era un costume formalmente condannato benché ampiamente diffuso, dall’Europa della Riforma luterana, cruciale per le fondamenta di un’etica avverso la corruzione, all’irrisolta questione morale dei giorni nostri.
Oltre a inquinare la vita politica e sociale, penalizzando i meriti e i talenti, la corruzione aumenta la sfiducia degli investitori, stranieri e non solo, e diminuisce, conseguentemente, l’impiego di capitali, determinando la perdita di importanti opportunità di sviluppo e lavoro, specialmente tra i giovani.
La Corte dei Conti ha stimato in circa 60 miliardi di euro all’anno la corruzione che, insieme al mancato investimento di capitali, impedisce lo sviluppo delle idee, altro elemento cruciale per la crescita della produttività di un Paese.
Con l’approvazione della L. 190/12, l’ordinamento italiano si è orientato, nel contrasto alla corruzione, verso un sistema di prevenzione che si articola, a livello centrale, con l’adozione del Piano Nazionale Anticorruzione (PNA), ad oggi al 3° aggiornamento, e, per ciascuna Amministrazione (inclusi gli enti di diritto privato in controllo pubblico), mediante l’adozione di Piani di prevenzione triennali.
Le linee guida contenute nel PNA indicano espressamente l’articolazione dei piani di prevenzione con la predeterminazione delle attività e dei procedimenti più esposti al rischio di corruzione, e cioè:
i. autorizzazioni e concessioni;
ii. scelta dei contraenti nell’affidamento di lavori, forniture e servizi;
iii. concessioni ed erogazioni di sovvenzioni, contributi, sussidi, ausili finanziari;
iv. concorsi e prove selettive per l’assunzione del personale;
v. gestione delle entrate, delle spese e del patrimonio;
vi. controlli, verifiche, ispezioni e sanzioni;
vii. incarichi e nomine;
viii. affari legali e contenzioso.
Dall’analisi di risk assessment, con la valutazione quali-quantitativa delle aree/processi in cui è più alta la probabilità di un evento corruttivo, muove l’individuazione, l’attuazione ed il monitoraggio delle misure di mitigazione dei rischi con l’intento di contrastare la cosiddetta “colpa di organizzazione”.
La cattiva organizzazione è ritenuta, infatti, la fonte principale dell’innalzamento della probabilità che un atto illecito ed illegale possa compiersi; prendendo in prestito una definizione della Corte dei Conti, si ha “colpa di organizzazione” in presenza di un’ Organizzazione che opera confusamente, gestita in modo inefficiente, non responsabile e non responsabilizzata.
Il PNA, riverberando la prescrizione normativa, ha altresì indicato la nomina di un responsabile della prevenzione della corruzione che ha l’obbligo, assumendosene la responsabilità, di predisporre il piano anticorruzione, di verificarne compiutamente l’attuazione e di procedere alla formazione ed informazione del personale.
In sintesi, la strategia di prevenzione della corruzione è incentrata sui seguenti principi informatori:
forte dell’ esperienza ultraventennale dei propri consulenti in materia di analisi dei rischi, implementazione di modelli organizzativi finalizzati alla prevenzione dei reati ed anche formazione per la Pubblica Amministrazione, ha predisposto un programma con una connotazione preminentemente operativa: oltre a soddisfare il requisito dell’obbligatorietà, il programma formativo intende favorire la cultura e la divulgazione dell’anticorruzione e della legalità in seno alle Pubbliche Amministrazioni ed agli enti/società da queste controllati; intende, ancora, divulgare i principi etici e dell’integrità come costume di vita, ai quali ciascun dipendente possa e debba ispirarsi, armonizzandoli con un’idea di pubblica amministrazione che sia aperta e dinamica, giusta ed equilibrata.
Il programma formativo traguarda l’intera Organizzazione ed interessa dirigenti, funzionari, coordinatori e tutto il personale operante nei Servizi/Settori che svolgono attività negli ambiti dove è più elevato il rischio di corruzione-illegalità.
Il programma formativo è articolato secondo 3 livelli: