Formazione Anticorruzione
Nel corso degli ultimi anni centinaia di migliaia di dipendenti pubblici hanno seguito corsi di formazione sul tema della prevenzione della corruzione (formazione anticorruzione) nell’ambito delle proprie Organizzazioni.
Tralasciando i casi in cui, esclusivamente al fine di ottemperare all’adempimento previsto dalla L. 190/12 (Legge anticorruzione), si è fatto ricorso alla formazione on-line che, secondo il mio giudizio, forse di parte, relegherei ai tutorial – peraltro efficacissimi – su come riparare le lavatrici che tracimano acqua da ogni dove, gli esiti non sembrano apparire particolarmente incoraggianti.
Ho personalmente preso parte, in qualità di docente, alla formazione anticorruzione di centinaia di dipendenti pubblici e privati, questi ultimi alle dipendenze di Organizzazioni che impiegano denaro pubblico: sguardi interrogativi, raramente assenti ma che, sovente, mal celavano un disfattismo ormai endemico, come se dietro quegli sguardi si palesasse una rassegnazione per un sistema difficile da sconfiggere, se non addirittura da combattere. Alcuni di loro – una sparuta minoranza – davano ad intendere di non avere nulla a che fare col tema dell’incontro formativo e, comunque, di non avere alcuna capacità (o volontà ?) di svolgere un ruolo proattivo per combattere il fenomeno.
Certo, la maggior parte dei dipendenti pubblici denota profondi valori morali e manifesta comportamenti sul lavoro integri ed irreprensibili; ma quei valori morali appartengono alla cultura di ciascuno, si sono dischiusi nell’età dell’adolescenza, ben prima del loro ingresso nelle rispettive Amministrazioni, e permeano, inderogabilmente, la loro vita sia privata che pubblica. Ed è tanto vera questa affermazione da rendere probabilmente vano ed infruttuoso ogni programma formativo incentrato sul cosiddetto “approccio valoriale”, quantunque la stessa Legge 190/12 (anticorruzione) disponga la formazione dei dipendenti pubblici “…sui temi dell’etica e della legalità”.
L’età media di tali dipendenti, è argomento acclarato, è elevata ed i valori di ciascuno di essi, sono ormai radicati profondamente e non sono facilmente modificabili, certamente non attraverso qualche ora di formazione, sebbene mediante lezioni frontali; un signore, saggio per quanto anziano, sosteneva – trovandomi personalmente d’accordo – che i valori etici si acquisiscono intorno al desco familiare, nell’età dell’infanzia e dell’adolescenza, e non altrove.
Quanto detto sembrerebbe confutare la scarsa utilità della formazione mentre invece essa assume un ruolo centrale nella prevenzione della corruzione se è intesa preminentemente come informazione sui presidi, in gran parte organizzativi, che l’Ente intende attuare proprio per prevenire comportamenti illeciti o indesiderati.
Ciò in quanto i fenomeni corruttivi sono potenzialmente sempre possibili: il professor Carnelutti, eminente avvocato e giurista, sosteneva in un’ intervista che l’uomo è per sua natura corruttibile e che ciascuno, per quanto di moralità granitica, potrebbe avere un “prezzo”, per quanto elevato esso possa essere.
E allora anche nelle Organizzazioni più virtuose, la prevenzione della corruzione assume un ruolo primario: l’introduzione di regole, come detto preminentemente organizzative (la Corte dei Conti sostiene che i fenomeni corruttivi si originano per “colpe di organizzazione”), veicolate attraverso i piani di prevenzione della corruzione, i codici di comportamento, i regolamenti, gli ordini di servizio, la pubblicità dei dati, deve consentire l’innalzamento di quella asticella virtuale fino ad un’altezza tale che risulti pressoché impossibile saltare oltre; l’asticella demarca, naturalmente, il limite tra ciò che è lecito e legittimo e ciò che non lo è.
E’ opportuno precisare che le regole anticorruzione sono sovente semplici e quasi sconcertanti per la loro ovvietà; basti pensare che all’indomani dello scandalo denominato “Mafia Capitale” , la giunta capitolina deliberava una serie di prescrizioni per arginare il fenomeno della corruzione negli appalti: tra di esse il divieto di indire gare e ricevere le offerte degli operatori economici nel periodo natalizio e ferragostano.
Tornando alla formazione anticorruzione, troppo spesso i dipendenti che ho avuto il piacere di formare dichiaravano una conoscenza assolutamente inadeguata delle regole anzidette, forse per difficoltà ad appropriarsi di strumenti di cui non ne comprendevano l’utilità o forse per una connaturata ritrosia verso l’innovazione o forse, ancora, per le difficoltà dei responsabili anticorruzione, la cui funzione appare sovente priva dell’autorità necessaria, nel divulgare efficacemente le regole da lui stesso previste e nel chiederne il rispetto.
La formazione anticorruzione deve, dunque, sopperire a tali difficoltà informando puntualmente i dipendenti sugli adempimenti e sui comportamenti da porre in essere in forza di quanto stabilito, ai fini della prevenzione di fenomeni corruttivi, dalla propria Organizzazione e ciò in quanto solo attraverso tale approccio è possibile perseguire l’obiettivo che la formazione si pone: quello di un organico effettivamente consapevole, ad ogni livello gerarchico, del proprio ruolo per combattere un fenomeno così infido e straordinariamente dannoso.